Nomadion Legends

1-17 Catene


...cercando di svelare i segreti del Dedalo, scopriranno misteri ben più oscuri.
Misteri celati nel buio che ognuno custodisce nel profondo della propria anima…


SESSIONE 22: NIENTE DA GIOIRE
Kar’Than, Halsifon, Stein e Shar decidono di visitare i Bastioni per risolvere la questione con il Cereo.
Mentre sono in cammino odono le grida di aiuto di Fratello Tungall, e lo trovano circondato da un gruppo di loschi figuri dalla forma umanoide, ma dal corpo composto in parte di fumose ombre. Il gruppo di assalitori è guidato da un essere che in qualche modo ricorda ai cercatori il Sussurratore, un ibrido tra un umanoide di grossa taglia e un ragno. A differenza del loro vecchio nemico, questo individuo sembra avere solo un barlume di intelligenza, ma, nonostante ciò, sembra capace di brandire un enorme ascia bipenne e guidare all’attacco i suoi oscuri compagni. I cercatori riconoscono negli individui fumosi degli esseri detti turpi, umanoidi provenienti dall’oscuro mondo chiamato il Vuoto. L’uomo aracnide condivide le stesse origini, egli è una bestia del Vuoto chiamata ettercap, peculiari esseri selvaggi che possiedono un grado di intelligenza tale da seguire gli ordini di qualcuno capace di sottometterli.
Il gruppo di avventurieri riesce a mettere in fuga gli assalitori, uccidendone la maggior parte. Ciononostante due turpi riescono a fuggire portando con loro una colonna bianca recuperata in fretta e furia tra le rovine dove Fratello Tungall recupera il materiale edile con cui rinsalda le mura del monastero.
I cercatori seguono le tracce dei fuggitivi per capire infine che si sono recati all’interno dell’inespugnabile Torre Scettro, entrando dalla porta principale!
Tornano quindi tra le rovine per cercare qualcosa di interessante che gli fornisca indizi sull’accaduto. Rinvengono così una seconda colonna di bianco alabastro, del tutto simile per forma e dimensione a quella portata via dai turpi.
Decidono di tenerla, e Shar la nasconde per bene nella camera di Stein.
Riprendono la strada dalla quale hanno deviato a causa dell’assalto, e si recano verso il campo di carri indicatogli il giorno precedente da Fratello Emmerik.
I carri sono semi distrutti. Dalla loro foggia e dai colori sgargianti con cui sono dipinti sembrano appartenere ad un gruppo di circensi.
I cercatori esplorano la zona, e si addentrano in uno dei carri, ribaltato tra la neve. Qui vengono assaliti da alcuni animali simili a serpenti alati dai colori sgargianti. Le bestie dovevano essere attrazioni del circo, ma, prostrate dalla fame, assalgono gli avventurieri senza pensarci due volte.
Stein, osservando le bestie, capisce di essere di fronte a rarissimi animali delle sue terre, e mentre i suoi compagni cercano di abbattere gli animali, lei tenta di dissuaderli, chiedendo loro di non uccidere le bestie, le quali possiedono un enorme valore monetario.
Quando Shar spezza l’ala di una delle splendide bestie, un piccolo esprinal feliride dal pelo nero e dal volto di lince esce da uno dei carri. Costui è accompagnato da un altro suo simile volporado, dal volto che ricorda un pettirosso. Il feliride recupera del cibo da un carro semidistrutto, e lo tira al centro del campo, attirando l’attenzione degli animali affamati.
Stein cerca di attaccare bottone con i suoi due simili, ma costoro non riescono a fidarsi di un lupo morto che parla. Le uniche parole che scuciono ai due individui, che hanno l’aspetto di rifugiati indigenti, sono i loro nomi: Oldo, il feliride, e Loda, la volporada. Prima che i cercatori se ne vadano lasciando al loro destino le misere creature, Old_o lancia loro un avvertimento: _“Le creature nelle mura a nord possono infettarvi con una malia bestiale, non andateci!”.
Tornano al monastero per rifocillarsi, e qui Halsifon ha un alterco con l’irritante Millek.
Nel mentre Stein, impietosita dalle condizioni dei suoi simili, gli scrive una lettera per indirizzarli verso il Salone di Sette dove potrebbero trovare rifugio, e gliela lascia davanti all’entrata di uno dei loro carri.
Il gruppo si dirige nuovamente verso i bastioni, notando di essre osservati da alcuni uomini del Cereo che si tengono sempre a debita distanza. Mentre esplorano la parte esterna dei Bastioni, si rendono contro che le creature all’interno li hanno notati.
Decidono di allontanarsi per fare visita al vicino Campo Clewsoro per raccogliere qualche informazione.
Il grande campo è ben organizzato. Guardie pattugliano tutta la zona intorno alle tende, e all’interno la spedizione Clewsoro lavora senza sosta. Riescono a convincere una guardia a farli parlare con il loro signore, Kal Clewsoro.
Costui è un Ohot di mezza eta, dal fare educato ma diretto, e dai modi imperativi. Kal dimostra apertamente di non fidarsi di loro, ma quando Stein gli mostra il siggillo miridian donatole da Capitan Dalambra, lo ohot permette ai cercatori di entrare nel campo.
Scoprono che Kal è un ex miridian, ora mercante indipendente, e che la sua spedizione è probabilmente volta a incontrare la lady. Il mercante è palesemente ricco, e possiede un campo e una forza lavoro invidiabile, oltre ad essere l’unico ad avere grandi risorse al di sopra del Picco del Precipizio.
Il mercante infine propone loro un lavoro. Spiega che vi è un individuo in un vicino campo, un folle Nagash di nome Vannak, giunto con parte del suo clan sul picco. Il barbaro è convinto che uccidendo Kal, un Ohot nemico ancestrale della sua razza, otterrà il benvolere della Lady. Il mercante è stufo degli assalti dei barbari, e chiede ai cercatori di sistemare il loro capo e i suoi guerrieri. Se ci riuscissero li pagherebbe ben 7500 pezzi d’oro, oltre a dargli la possibilità di fare acquisti nel suo campo.
Riprendono la strada per il monastero, ma si imbattono nella tana di alcuni drachi di montagna. Le bestie selvagge quasi uccidono Shar, ma alla fine il gruppo ha la meglio sulle bestie. Grazie al suo corpo nimoine flessibile, Kar’Than riesce ad esplorare la tana dei predatori, rinvenendo all’interno di essa i resti di alcuni sventurati. Tra questi resti trova una statuina d’osso intagliato proveniente proprio dalle sue terre. Si tratta di uno degli antichi Jaggernha, statuine magiche attivabili solo tramite il protoplasma nimoine che venivano usate nelle battaglie di conquista del popolo nero nel pre-cataclisma. Il manufatto, attivato a dovere, è in grado di evocare un poderoso costrutto non morto, il Jaggernha: un enorme quadrupede capace di trasportare molte persone e di travolgere i nemici al suo passaggio.
Tornati al monastero i cercatori incontrano Devlin il quale attacca bottone, e spiega che tempo addietro anche la sua compagnia si è trovata nei guai per colpa del Cereo, finché non hanno deciso di pagargli un pizzo per viaggiare liberamente sul picco.
Infine, Fratello Emmerik li raggiunge nelle loro stanze di notte, mettendoli all’erta su Devlin, il quale, a parere del monaco, intrattiene rapporti troppo fitti con il brutale Vannak Gustark. Secondo il monaco, l’avventuriero è a conoscenza del fatto che il barbaro tiene prigioniera una povera ragazza, ma non fa nulla per liberarla.
Emmerik insiste allora sul fatto che se i cercatori incontrassero il barbaro, potrebbero mercanteggiare per la libertà della giovane.
Dopo qualche ora di sonno i cercatori partono accompagnati ancora dal buio della notte, per esplorare furtivamente la zona nord dei Bastioni.

L’idea del gruppo è di attendere nottetempo che qualcuno degli abitanti dei Bastioni esca per foraggiare cibo onde catturarlo e interrogarlo. A tal scopo si nascondono in una macchia di vegetazione. Purtroppo non riescono ad individuare nessuno degli occupanti dei Bastioni durante la nottata, e decidono di riprovare il giorno dopo.
In mattinata decidono di far visita a Vannak per valutare la situazione e soppesare l’offerta di Kal.
Mentre si dirigono verso il campo dei nagash, incontrano il monaco Oteo Brego, un altro fratello del monastero di origini shrulan che vive al di sopra di un tratto delle antiche mura del forte, e occupa le sue giornate ricostruendolo, nella speranza di compiacere la Lady.
Giunti al campo di Vannak, trovano solo sospetto ed ostilità nei loro confronti. Halsifon cerca di proporre al terribile barbaro di vendergli informazioni, e a questo punto Vannak si adira terribilmente, sostenendo che i cercatori erano giunti a lui solo per estorcergli ricchezze, e che se avevano informazioni, li avrebbe fatti parlare con la forza.
Il gruppo di cercatori, privo dei suoi due guerrieri più resistenti, capisce subito che la ritirata è d’obbligo di fronte ad un gruppo di barbari dragonici in carica. Grazie al potere dei guanti di Halsifon, che evoca un enorme muro di rampicanti che bloccano i nemici, i cercatori riescono a mettersi al sicuro dalla furia dei nagash.
I cercatori decidono che per liberare al più presto Dimmu è meglio smettere di cercare strade alternative e affrontare il problema Bastioni. Stein insiste nel voler acquistare un rituale per epurare il corpo da eventuali morbi che gli abitanti dei Bastioni potrebbero trasmettere, oltre ad essere convinta che con tale rituale potrebbe salvare gli Esprinal inselvatichiti che ivi si sono rifugiati. Secondo l’esperienza del bardo, infatti, la sua specie puà contrarre una malattia simile alla rabbia che li trasforma in creature man mano sempre più violente e animalesche, oltre ad essere un pericolo anche per chi non condivide il loro sangue animale.
Ciononostante, il resto del gruppo non è così preoccupato della malattia, e ben poco gli importa della sorte dei conterranei di Stein, tanto che la cantrice è costretta ad acquistare il rituale da Kal supplicandolo, e sborsando personalmente l’esorbitante cifra di 1000 pezzi d’oro.
Durante il pomeriggio, da alcune parole di Kal, e da alcuni comportamenti di Devlin, capiscono che il Duhul sta facendo il doppio gioco, lavorando sia per il mercante ohot che per il barbaro nagash. I cercatori si chiedono come sfruttare questa conoscenza.
Durante la notte riprovano la tattica dell’agguato, e stavolta riescono a catturare Kalmo, una piccola latrari lupoide che caccia in branco assieme a dei lupi addomesticati.
Durante la cattura notano il passaggio segreto di una delle torri dei Bastioni che permette di accedere, con un piccolo tratto di scalata, direttamente al secondo piano della costruzione.
Shar entra furtivamente nella struttura, notando per esplorare il lugo deve passare per una zona occupata da una famiglia di snuffoni dal fisico corpulento. Inoltre, un volporade dorme appeso al soffitto, e nota il duhul.
Shar si ritira velocemente.
I cercatori portano Kalmo nell’accampamento dei carri, dove i suoi compagni ora parlano più facilmente. Spiegano di essere la famiglia circense Darano, e che sono finiti sotto la maledizione di un drago che ha fatto ammalare di rabbia la maggior parte di loro.
Olda rinchiude la rabbiosa Kalmo in un carrozzone, esortando i cercatori ad aiutarlo a curarla in qualche modo.
Tornano al monastero, e, per la seconda volta, un assassino Abrahel attenta alla vita di Halsifon. Questa volta però i cercatori riescono ad inseguirlo, scoprendo che lui e altri suoi compagni si sono barricati in una torre semidiroccata a nord del monastero.
Gli assassini tentano di intrappolare nella torre i cercatori per poi farla collassare su se stessa, ma il gruppo di avventurieri sfrutta il jaggernha per inseguirli e braccarli.
Riescono a catturarne uno vivo, ma costui non spiccica una parola. Una volta ucciso trovano su di lui documenti di viaggio e un bando di cattura emesso contro Halsifon dalla sua stessa famiglia.

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