Nomadion Legends

1-16 Catene


...cercando di svelare i segreti del Dedalo, scopriranno misteri ben più oscuri.
Misteri celati nel buio che ognuno custodisce nel profondo della propria anima…


SESSIONE 21: ROVINE
Il Monastero del Precipizio è un luogo insolitamente accogliente per un edificio immerso in una tundra montana. L’a grande sala centrale che costituisce il cuore dell’edificio può ospitare quasi cinquanta persone. Tavoli di legno costruiti a mano con resti di legno fanno apparire l’ambiente come una grande taverna rustica. Un enorme camino costruito con pietre squadrate di grandi dimensioni riscalda tutto l’ambiente. Una delle ale dell’edificio che parte dalla sala centrale ospita stanze per i pellegrini ospiti, mentre l’altra ala è rallegrata dallo scoppiettio del fuoco delle cucine e dall’odore di zuppa e bollito caldi.
Delle porte laterali nel salone si affacciano su scale che scendono nel piano interrato, dove, pare, vi sia una cantina e gli alloggi dei monaci che gestiscono il rifugio montano.
Mentre si siedono per riscaldarsi davanti al fuoco con un bicchiere di vino liquoroso prodotto dai monaci, i cercatori iniziano a fare la conoscenza degli abitanti e degli ospiti del monastero.
Fratello Tungall presenta loro l’anziano capo dell’ordine, Padre Allendi, dall’aria seria e posata, e la sacerdotessa che si occupa anche delle cucine, Sorella Cherra di Maheira, dall’aria alquanto ilare e stramba. Tungall spiega che ci sono anche altri monaci, ma che non risiedono stabilmente nel monastero. Tutti i monaci portano il volto segnato da tatuaggi colorati dalle forme geometriche nette, e, spiegano, vivono nel rifugio per dare accoglimento a chi, come loro, è giunto sul picco nella speranza di ottenere risposte alle proprie domande da parte di Lady Saharel, lo spirito profetico delle legende.
I cercatori conoscono poi Millek, detta la “Quaglia”, una giovane umana tatuata dal fare irriverente e offensivo. Incontrano poi Rallio Chernoboig, un barshak che ha ceduto al suo sangue tramutandosi in un ghedin, un mezzo-diavolo con un aspetto mostruoso. Halsifon cerca di parlare agli altri a bassa voce della condizione del mezzo-diavolo, ma Rallio lo sente, e si inalbera per il discorso che lo chiama in causa. Deducono che l’energumeno è ubriaco e in preda a uno stato d’animo oscuro, quando si alza per affrontarli, Sorella Cherra gli si pone davanti e riesce a calmarlo.
Fanno poi la conscenza di un nobile arlandi, Yan Grangiostra, il quale spiega di trovarsi sul picco per riscattare il nome della sua famiglia, infangato da una terribile bestia che vive sulla montagna, chiamata La Grande Rapace, una grande viverna che ha costruito il suo nido nei resti di una rocca che un antenato di Yan cercò di costruire sul picco. Questo antenato, Jortay Grangiostra, venne ucciso proprio dalla grande viverna, e ora Yan vuole la testa della bestia. Il nobile spiega che si trova sul monte da tempo, e ha pagato molti cacciatori che però non sono mai riusciti a svolgere il compito. Propone ai cercatori una ricompensa di 1100 pezzi d’oro a testa, 100 dei quali anticipati, per la testa della viverna. Il gruppo temporeggia a dare una risposta al nobile.
Una figura in un angolo della sala li scruta da quando sono entrati. L’individuo sembra vestito in maniera più adatta ad un nomade del deserto che ad un viandante dei monti. Il turbante che porta sul capo nasconde con una fascia tutto il suo volto, mettendo in mostra solo uno peculiare occhio luminoso dell’individuo. I cercatori notano il tipo uscire dopo averli scrutati, prendere un cavallo e inoltrarsi tra le rovine di Saharelgard. Chiedendo in giro scoprono che il nome dell’individuo è Occhi Scuri, un enigmatico mago che fa parte della Compagnia Falce di Luna, dei mercenari molto attivi sul picco e che spesso alloggiano nel Monastero del Precipizio, e che sono guidati da un guerriero duhul di nome Devlin.

I monaci spiegano che vitto e alloggio, oltre che per l’uso della stalla per eventuali cavalcature, il costo è di 1 pezzo d’oro al giorno. I cercatori decidono di restare, e, prima di cena, giunge al monastero Fratello Emmerik. Il monaco porta sulle spalle un grosso cervo che scarica nella cucina, dove i suoi confratelli lo accolgono calorosamente. Fratello Emmerik si presenta spiegando di essere una sorta di eremita cacciatore che, nonostante faccia parte dell’ordine del monastero, preferisce vivere nelle terre selvagge cacciando prede per rimpinguare le povere cucine dell’eremo.

I cercatori vanno a dormire, ma, durante la notte, Halsifon viene assalito nel proprio alloggio. Un assassino tenta di ucciderlo, e quasi ci riesce. L’assalitore è un barshak Abrahel proprio come lui, che lo assale chiamandolo “traditore”. Halsifon fugge fino alle stalle, passando per la finestra, ma non sembra in grado di reggere il confronto fisico con il suo simile. Quando sta per ricevere il colpo finale, la testa dell’assassino esplode in mille pezzi di carne fumanti. Nel mentre Dimmu e Doh’Kar’Than giungono sul posto allertati dai rumori della colluttazione. Halsifon è svenuto, ma riescono a scorgere il suo salvatore, un figuro ammantato di rosso e con un elmo metallico, che, con un semplice pugno ha fatto saltare in aria la testa del killer. Notandoli, il salvatore fugge velocemente compiendo un salto inumano e superando il soffitto dell’eremo.
Giungono anche i monaci del monastero, e, dispiaciuti dell’accaduto, spiegano che per la notte Fratello Emmerik e Fratello Tungall faranno la guardia alle stanze degli ospiti.

Il mattino dopo i cercatori si riuniscono e parlano di quanto accaduto la notte, ma Halsifon spiega di non sapere chi fossero i due figuri coinvolti nell’episodio.
Parlano allora di come cercare di incontrare la Lady, e leggono più volte l’Anacleta di Kuryon per cercare qualche indizio.
Decidono di perlustrare le rovine, e avvicinarsi alla torre ancora in piedi, che la gente del luogo chiama Torre Scettro.
Si dirigono verso la struttura, ma dalle sue balconate più alte degli arcieri vestiti di nero li prendono di mira con frecce e pietre. Sono costretti a ritirarsi.
Notano nelle vicinanze i resti della seconda grande torre, e decidono di indagare almeno su quelli. Shar scopre, tra le macerie, un intelligente sistema di corde celato dai massi in maniera molto naturale. Mettendolo in azione riesce ad alzare una pesante botola mimetizzata con l’ambiente grazie a dei sassi che simulano le macerie sulla sua superficie, la quale da accesso a dei condotti sotterranei.
Entro breve tempo vengono assaliti da alcuni predoni vestiti di armature di pelle e pellicce bianche. Costoro portano con se un temibile draco montano, una bestia feroce con le sembianze di un piccolo drago. I cercatori riescono a sistemare facilmente i nemici, e ne catturano uno vivo per interrogarlo. Costui parla in maniera arrogante e ignorante. Torturandolo gli estorcono qualche informazione sconnessa prima che muoia, e capiscono che lui fa parte di una banda il cui capo è un certo Cereo, i cui esponenti vivono in quelli che un tempo erano i sotterranei del forte in rovina.
Capiscono di essere stati assaliti perché, probabilmente, hanno scoperto uno degli accessi ai nascondigli dei predoni. Decidono così di esplorarli per capire con chi hanno a che fare.
Si inoltrano nei cunicoli scoprendoli protetti da molteplici, terribili, trappole. Riescono a superarle non senza difficoltà, fino a giungere in una stanzetta vuota che presenta, nella parte opposta, una semplice porta di legno malconcia. Da dietro la porta una voce rude gli intima l’alt, e gli chiede cosa cercano. Nel mentre i cercatori si rendono conto che il soffitto della camera è composto da macerie sorrette da un sistema di corde, probabilmente l’ennesima trappola del luogo. Mentre Halsifon e Stein cercano di convincere la guardia di non essere ostili, ma di essere stati attaccati dai suoi compagni, Dimmu decide istintivamente di distruggere la trappola sulle loro teste. Purtroppo il nagash valuta erroneamente l’entita del crollo, e scatena una vera frana sul gruppo, sotterrando se stesso ed il Paria sotto una pioggia di macerie. La sala risulta quindi bloccata dal crollo, e la guardia li insulta prima di allontanarsi e lasciarli al loro destino.
Non potendo procedere avanti, il gruppo torna lentamente sui suoi passi, affrontando nuovamente le terribili trappole.
Giunti alla botola, la trovano chiusa e bloccata.
Una voce arrogante gli parla presentandosi come il Cereo. Chiede loro cosa cercano, e poi gli fa notare che hanno distrutto parte dei suoi possedimenti e che dovranno ripagarlo. Dimmu e Halsifon si rivolgono al capo brigante in maniera ancor più aggressiva, insultandolo e sfidandolo, sperando di scatenare un ira nel malvivente che lo porti a scoprirsi. Purtroppo per loro il Cereo non è un idiota. Si fa beffe di loro, fa sigillare la botola dai suoi uomini, e lascia i cercatori a marcire nei sotterranei.
Il gruppo discute animatamente di quanto successo, e chiedono ad Halsifon, e, sopratutto, a Dimmu di darsi una calmata.
Imprigionati, decidono di tentare una mossa disperata scavando nella roccia con armi e utensili di fortuna.

Scavano per due giorni, ma senza molto successo.

Il terzo giorno la fame e la disidratazione assale i cercatori umanoidi, quando la voce del Cereo li chiama da fuori la botola. Il capo brigante spiega loro che ha pensato alla loro situazione, e al fatto che hanno ucciso alcuni suoi uomini che potevano essergli utili. Gli propone allora un patto. Lui li libererà se faranno qualcosa per lui. Mette al corrente i cercatori che i bastioni nord, una sezione di mura delle rovine che sono ancora in ottimo stato, erano, fino a qualche giorno prima, parte degli alloggi della sua banda. Purtroppo, alcuni uomini-animale impazziti sono riusciti a prendersi i bastioni e a far crollare l’accesso al luogo dai cunicoli del sottosuolo.
Il Cereo promette ai cercatori la libertà se libereranno i bastioni, ma ad una condizione, uno tra Dimmu e Halsifon lo seguirà come ostaggio, e, se gli altri si comporteranno bene, alla fine glielo riconsegnerà.
Alla fine è Dimmu a consegnarsi, spiegando di aver provocato per la maggior parte questo problema. Il Cereo spiega che il loro amico verrà fatto tornare al monastero a compito eseguito. Il nagash sale le scale del cunicolo disarmato, e gli altri vengono lasciati dentro mentre gli uomini del Cereo si prendono cura di lui. Dopo qualche tempo anche gli altri riescono ad uscire trovando la botola aperta. In giro non vi è tracce del cereo, della sua banda, e di Dimmu.

Il gruppo torna al monastero, dove parlano con i monaci che restano abbastanza stupiti alla notizia che la Torre Scettro è occupata.
Parlano poi con Fratello Emmerik del Cereo e di quello che gli è successo incappando nella sua banda. Il monaco eremita gli spiega che la situazione tra il monastero e la banda di predoni non è delle più semplici. Emmerik spiega di odiare apertamente il Cereo ed i suoi, ma, nonostante questo, il monastero non è composto da guerrieri capaci di difendersi. Il Cereo e i suoi, nonostante questo, lasciano in pace il monastero ed i suoi abitanti, la cui presenza sul picco procura alla banda prede da depredare.
Il monaco assicura che lui e i suoi confratelli terranno gli occhi aperti sui movimenti della banda, e che, per quanto gli è possibile, cercherà di individuare dove tengono Dimmu.
Infine, il monaco-eremita mette al corrente i cercatori di aver avvistato degli umanoidi animaleschi nella zona nord-ovest delle rovine, rifugiati tra i resti di alcuni carri che non aveva mai notato nelle sue precedenti visite.
Stemati dai giorni di prigionia, i cercatori vanno a dormire per prepararsi alle sfide del giorno seguente. Giunti sulla montagna per liberare un compagno, ora ne hanno un secondo prigioniero da recuperare…

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