Nomadion Legends

1-15 Catene


...cercando di svelare i segreti del Dedalo, scopriranno misteri ben più oscuri.
Misteri celati nel buio che ognuno custodisce nel profondo della propria anima…


SESSIONE 20: RIPOSO E PREPARAZIONE
I cercatori decidono di passare alcuni giorni nel Salone per prepararsi al prossimo viaggio, che li porterà fino alla Torre del Tuono, dalla quale dovrebbero raggiungere il picco della montagna, e poi, qui, tentare di ottenere risposte dallo spirito profetico del monte sulla scomparsa di Dimitrov.

Passano alcuni giorni in cui ognuno si prepara per il viaggio.

Durante le loro serate di riposo, i cercatori hanno di che discutere. Stein propone di utilizzare alcuni soldi del gruppo per sistemare la stanza che hanno liberato dai barbari nel giorno del loro arrivo. Rivela che, oltre a essere utilizzata come base, le servirebbe per ospitarvi una sua amica, tale Lilly. Presenta allora agli altri un bizzarro essere dal fare ricercato e supponente, vestito di un abito barocco ed elegante, ma dal corpo costituito da ingranaggi, metallo e legno, il quale fa apparire la creatura come uno strano manichino vivente dal volto di canide di legno.
I cercatori riconoscono nell’essere lo strano manichino che da giorni Stein stava costruendo, ma ora animato da una volontà propria.
Dimmu e Doh’Kar’Than vedono l’apparire di questo essere come l’ennesimo segreto che il bardo non gli ha rivelato finché non gli è stato necessario. Si oppongono quindi a condividere denaro del gruppo per i fini del’enigmatica musicista. Dopo un’accesa discussione sulla fiducia reciproca, Stein lascia la taverna con la sua amica, decidendo di pagare personalmente l’alloggio in taverna per Lilly e per l’autoelettosi servitore del gruppo, Omm.

Dopo tre giorni di preparativi, i cercatori sono rponti alla partenza.
Stein utilizza un rituale che ha appreso recentemente, tramite il quale riesce ad evocare uno spirito naturale del luogo che indica al gruppo la strada più veloce per raggiungere la Torre del Tuono senza perdersi nel Dedalo.
Superano facilmente gli oscuri passaggi, giungendo fino al sotterraneo della torre. Raggiungono la sala circolare inerpicandosi su una lunghissima scala illuminata da globi azurri incastonati dietro lastre di marmo trasparente.
Nella larga sala tonda, nella quale regna il silenzio, spicca una scala a pioli di metallo arrugginito che porta fino ad una pesante botola.
Esplorano minuziosamente il luogo, ricordandosi che Mastro Orontor gli aveva indicato la Torre del Tuono come ultimo luogo in cui era stato inviato il suo collega Miridian scomparso, Paldemar. Purtroppo non trovano tracce del suo passaggio.
Si inerpicano sulla scala, e, aprendo la botola, si trovano all’interno di una gigantesca torre parzialmente diroccata. Una parete presenta una grande falla che affaccia direttamente sulla vasta tundra rocciosa che costituisce il picco della montagna. Un vento gelido si infiltra nella struttura portando mulinelli di ghiaccio che spiraleggiano verso l’alto della vertiginosa torre. L’interno della torre è totalmente vuoto, se un tempo vi erano dei pavimenti a formare dei piani nella struttura, erano scomparsi da tempo. La torre era composta da una serie di coni con le punte che puntavano verso il cielo, fusi tra loro a formare una serie di guglie cave all’interno. La struttura originale non mostrava finestre o altre aperture, e nella parte più alta della zona interna, pali di metallo passavano da un punto all’altro delle pareti. Saltuariamente, fulmini e saette passavano da un palo metallico all’altro, permeando la struttura interna della torre di elettricità statica.
I cercatori studiano brevemente la struttura, e Shar presume che la struttura sia in qualche maniera simile alle costruzioni trovate nelle Cisterne, ma con il compito di portare luce ed energia elettrica all’interno del Dedalo.
Decidono di partire per il picco, e si inoltrano nella steppa battuta dal vento e sferzata dalla neve. Per molti dei cercatori, come Shar e Doh’Kar’Than, questa esperienza è il primo vero impatto con la natura esterna, con il cielo, con il vento e la neve. I cercatori del sottosuolo restano stupefatti dal mondo esterno, di cui, in vita loro, avevano solo studiato su libri o dischi d’osso.
Viaggiando per il picco innevato per qualche ora si trovano su un altopiano roccioso dalla strana natura. La neve sembra non attecchire in questo luogo, e vari obelischi neri capovolti puntellano il piano, restando incredibilmente in equilibrio. Di tanto in tanto scariche di fulgida energia passano da un obelisco all’altro illuminando la zona. Nessun cercatore riesce a spiegarsi le costruzioni e i fenomeni che li permeano, e decidono di proseguire alla ricerca delle rovine di Saharelgard.
Dopo molte ore di duro cammino nella steppa montana, giungono finalmente all’interno di alcune ampie rovine di un’antica rocca umana. Solo pochi muri di cinta e alcune delle loro torri restano a testimonianza di un poderoso bastione che nel passato doveva proteggere un grande castello. Al centro delle rovine un tempo si ergevano due splendide torri, una delle quali è totalmente diroccata. La seconda, incredibilmente, si staglia quasi intoccata dal tempo in tutto il suo splendore. Nella vasta zona si innalzano vari fumi, a indicare la presenza di vari accampamenti nel luogo. I cercatori individuano quella che sembra un accogliente struttura ben tenuta. Il suo aspetto è quello di una grande casa ad un piano, ma la sua struttura è resa atipica dai materiali con cui è stata costruita. La grande casa, infatti, sembra totalmente creata con i resti di altri edifici, materiali vari probabilmente riciclati dalle rovine circostanti. Dietro la struttura sono presenti accoglienti stalle nelle quali sono presenti dei poderosi stalloni. Inoltre, la costruzione ha una forma a ferro di cavallo, e al suo centro accoglie un orto che resiste coraggiosamente al tempo atmosferico estremo. L’orto è abbellito da uno splendido salice piangente i cui rami cadenti portano gocce d’acqua cristallina fino al terreno, irrigandolo in maniera costante e naturale.
Un uomo tozzo dalla pelle di un arancione acceso e con una lunga coda di cavallo dietro al capo sta lavorando sulla porta d’entrata della struttura, rappezzando alcune falle della pietra con delle assi di legno. Halsifon riconosce nell’individuo Fratello Tungall, il monaco che ha incontrato nell’ultimo giorno di mercato nel Salone e che gli aveva parlato della leggenda dello spirito profetico di Saharelgard.
Il monaco accoglie i pellegrini con calore, riconoscendo il barshak e salutandolo calorosamente. Spiega loro che sono arrivati nel Monastero del Precipizio, uno dei pochi luoghi sicuri sul Picco del Precipizio, il picco montano sul quale sono giunti. Li invita ad entrare per rifocillarsi e riscaldarsi…

Comments

Nomadion

I'm sorry, but we no longer support this web browser. Please upgrade your browser or install Chrome or Firefox to enjoy the full functionality of this site.