Nomadion Legends

1-14 Catene


...cercando di svelare i segreti del Dedalo, scopriranno misteri ben più oscuri.
Misteri celati nel buio che ognuno custodisce nel profondo della propria anima…


SESSIONE 19: IN CONSIGLIO
Dimmu si reca alla Locanda di Mezzaluna cercando di rimediare al caos creato il giorno prima nella taverna, sopratutto pensando che la padrona del posto farà parte del consiglio del salone con cui avranno a che fare in serata. Con delle scuse e qualche pezzo d’oro, riesce a riconquistare la benevolenza di Erra Mezzaluna.
I cercatori si recano da Phaledra e la convincono a testimoniare durante il consiglio, spiegando ai mercanti di aver effettivamente rimosso una maledizione oscura su alcuni di loro.
Dimmu cerca di convincere gli altri giocatori a tentare di far leva sul consiglio in modo da ottenere subito ricchezze e strumenti per affrontare il pericolo di Shakko, e di rendere chiaro ai mercanti che il loro gruppo non ha problemi a lasciarli al proprio destino.
Continuano a girare tra i vari mercanti del consiglio cercando la loro approvazione. Passano da Ulthland Spaccagemme, e, mentre discorrono con il fabbro barbaro, egli apprende che i cercatori hanno scoperto, nelle Cisterne, il modo per controllare le acque che giungono fino al Salone. Per Ulthland la notizia sembra importantissima, e pretende, per dare il suo appoggio nel consiglio ai cercatori, che essi rivelino il modo di controllare l’acqua ai Miridian, magari anche al clan Gemmaprofonda, ma assolutamente non ai nani del clan Grimmer.
Si recano da Dreskin, scoprendolo un individuo abbastanza infido. Cercano di convincerlo del pericolo che corre il Salone, ma appena Stein parla del fatto di voler far mettere una taglia sulla testa di Shakko, il mercante diviene sospettoso nei confronti dei cercatori, probabilmente pensando che tutta la storia sia una montatura per spillargli soldi. Ciononostante Dreskin continua ad agire in maniera spudoratamente melensa verso i cercatori finché non lasciano il suo negozio.
Provano a recarsi anche dall’oste Rothar, ma in taverna trovano lo scostante Bruges e i suoi sgherri. L’oste e le guardie rendono palese la poca simpatia che provano per i cercatori, e cercano di metterli in ridicolo finché essi non sono costretti a lasciare l’osteria.
Incontrano il lurido Sciarrier, il quale, per qualche moneta, racconta loro di aver visto Dreskin recarsi da Kedhira Grimmer dopo che loro se ne sono andati dal suo locale. Spiega di averli sentiti parlare molto male di loro. Dai discorsi origliati dal mendicante, i cercatori capiscono anche che Kedhira sospetta di loro inerentemente alla scomparsa dei due nani Grimmer che si trovavano nella Camera degli Occhi per mercanteggiare con i barbari del serpente.
In serata il consiglio si riunisce sotto la grande statua di Sette che impera sul Salone. Mentre attendono l’arrivo di tutti i mercanti, Stein cerca di usare la magia della sua musica per rendere amichevoli i presenti. In quel momento si palesa il Magistratum e ferma l’esecuzione del bardo, forse capendo quel che stava tentando di fare.
Giungono al consiglio Mastro Orontor in vece di relatore, Ulthland Spaccagemme, Norios Azer, Kedhira Grimmer, Gendar, Dreskin e Erra Mezzaluna in vece di consiglieri del Salone, e, infine, Phaledra e Terrlen come testimoni in aiuto dei cercatori.
Mastro Orontor illustra il pericolo riferito dai cercatori al consiglio, la cui veridicità è rinforzata sia dai crolli che di recente sono avvenuti nella parte est del Dedalo, sia dalle testimonianze di chi ha aiutato i cercatori. Nonostante le evidenti prove, Norios Azer, a sorpresa, si schiera contro i cercatori. Convince la maggior parte del consiglio di non potersi pienamente fidare delle loro affermazioni, ed il consiglio termina con un nulla di fatto.
Nel dopo consiglio Mastro Orontor parla con i cercatori spiegandogli che tenterà in tutti i modi di mettersi in contatto con altri enclavi per raccimolare denaro da mettere come taglia su Shakko, assicurando loro di credere nella loro parola.
I cercatori decidono di andarsi a riposare prima di preparare le loro prossime mosse.

La mattina seguente i cercatori discutono di quanto successo qualche giorno prima a Stein quando sembrava morta. Il bardo spiega loro che, effettivamente, in gioventù si è cibata di uno strano pezzo di carne. Questo peculiare cibo ha scatenato in lei la maledizione che ha portato il suo corpo vivente ad essere una carcassa mortifera. Solo ora, dopo gli eventi scatenati dalla sua morte, inizia a pensare che ciò che mangiò fosse un lembo del dio morto Cartic, una divinità dei tempi antichi che regnava sulla non morte, e che, secondo le leggende, venne ucciso dagli altri dei.
Stein racconta inoltre che il lembo di carne gli venne dato proprio da Capitan Dalambra, ed è per questo che lei conosceva (e odiava) da anni l’individuo. Racconta però che quando incontro per la prima volta il capitano Miridian, egli era ben più vecchio di adesso, fatto che lascia gli altri basiti e che conferma le leggende che girano sul famoso ex pirata.
Parlano allora delle prossime mosse da fare, e individuano principalmente i seguenti problemi da risolvere: recuperare il disperso Dimitrov, cercare Kostoglotov, e, infine, accompagnare Doh’Kar’Than e Halsifon al Deposito delle Ossa nel sottosuolo per recuperare le armature nimoine che entrambi cercano.
Decidono quindi che il problema più pressante è la scomparsa di Dimitrov, e decidono di risolvere per prima tale questione. Halsifon allora consiglia di recarsi sul Picco del Precipizio, luogo dove un tempo si ergeva la rocca di Saharelgard, e dove le leggende dicono appaia il fantasma della potente Lady Saharel, entità profetica capace di rispondere grande precisione a qualsiasi domanda gli venga posta. I cercatori pensano che, incontrando tale essere, potrebbero forse scoprire dove si trova Dimitrov e come liberarlo.
Halsifon mette al corrente gli altri di aver acquistato una copia del libro “Gli Anacleta di Kurion”, tomo vergato da uno dei fortunati viandanti che incontrarono la Lady. Costui, Kuryon decise, dopo aver ascoltato le parole dello spirito profetico, di erigere un monastero sul Picco del Precipizio, ove ospitare i pellegrini in cerca di risposte dalla lugubre signora. Tramite il libro e le sue poesie, i cercatori capiscono che parlare con lo spirito non sarà semplicissimo, visto che ella si manifesta solo a coloro che in qualche modo la aggradano, e risponde ad un singolo quesito ad ognuno di essi.
Decidono comunque di tentare, e si prendono qualche giorno per prepararsi al viaggio che li porterà prima verso la Torre del Tuono, luogo del Dedalo dal quale potranno accedere al picco della montagna.


ANACLETA DI KURYON

Anacleta 1: Un viaggio per lo spirito
Mai sazio di ricchezze era il mio cuore
Che per il mondo ramingo mi mandava.
E sul cammino irto di malore
Antichi lidi d’oro egli bramava.

Senza cercare mai una risposta
Giunsi così alle rovine della dama.
Ma il fato che lavora senza sosta
Diede un repentino cambio alla mia trama.

La bianca signora, calma e sicura,
Inaspettata giunse al mio cospetto.
E con parole di magica natura,
Sconvolse i sentimenti nel mio petto.

Perché sicure sono le giornate,
E dopo il sole salirà la luna.
Ma mai intuirai il volere delle fate,
Che con la goccia sconvolgon la laguna.

E quindi dei mortali è il destino,
Di dare ascolto a voce di signora.
Che più di onore, gloria, oro o vino,
Ti porteranno gioia o malora.

Anacleta 2: Un incontro con Lady Saharel
Tra pietre antiche e consumate,
Sotto il cielo dai nembi oscurato;
Tra tombe di ere passate
Di nobili dell’Impero ormai dimenticato.

Fu lì, alla scala di luce lunare,
Che dal futuro apparve l’ombra passata
Di una dama i cui occhi me fecer gelare;
Dal bianco vestito e dalla chioma argentata.

“A me, o cercatore, ti devi inchinare,
Sappi dunque che Saharel è il mio nome.
Coi vivi e coi morti io posso parlare
Di tutti i destino io so il perché e il come.”

“Il sole nascente ho visto salire
Su mari orientali ai mortali ignoti;
E la sua luce ho visto svanire
Su campi dell’ovest intonsi e remoti.”

“Del passato remoto conosco i segreti,
E quelle che oggi sono solo gocce
Cadute nel mare del tempo a venire
Onde saranno alte come montagne.”

“O pallida dama, io ti chiedo mercé!
Di me derelitto, abbi compassione.
Dal mio oscuro cammino uscita non c’è;
Da questo tormento e disperazione.”

“Le parole che cerchi, io so a menadito…”
Mi sussurrò all’orecchio la signora,
La tragedia da molti ho già udito,
Ma vincerai la tua angoscia già ora.

“La Verità è mia sola catena,
Che nessuna mano potrà mai spezzare.
A una sola domanda di un’anima in pena,
Verace risposta io potrò dare.”

“Ogni responso la mia voce dà:
Ogni futuro e passato che c’è.
Vana è ogni lotta contro la verità,
Ma prima qualcosa io chiederò a te…”

Anacleta 3: Sul potere delle parole
La storia ci parla e ci insegna
La carta si bagna di nero,
La pietra si graffia e si segna,
Il cristallo ricorda il vero.

Ma prima di ogni mortale invenzione
Il suono divino dobbiamo lodare.
Che senza di questa pur semplice azione,
In forma di bestia dovremmo tornare.

Se il cuore mortale può esser placato;
Se l’ira di fuoco può essere spenta;
Se lo spirito calmo può esser graziato;
Se la mente può domare la magia che incanta.

Tutto dobbiamo alla Parola,
Dono divino di tempi lontani.
Che anche se ognuno diversa ha la scuola,
Se parla riuscirà infine a stringere mani.

Anacleta 4: Di conforto nella sventura
Aride terre mi circondavano
Nei tempi del viaggio e della mestizia.

Sassi, licheni, gramigne e rovi.
Lupi, sciacalli, iene e avvoltoi.

Se nella mia vita ho avuto un rimpianto,
E stato di non aver avuto dimora.

E come una bestia vagavo nel mondo,
Ignaro che il fuoco portava conforto.

Quando l’oro lasciò libera mente e cuore,
I ricordi tornarono del mio amico pastore.

Di come parlava della madre di tutti,
Maheira la buona, colei che dona i frutti.

Solo nel focolare si trova la pace,
E dopo il lavoro il conforto del desco.

Con semplici pietre proteggo dal vento,
Le spalle pellegrine di chi giunge al suo grembo.

Perché ella è madre dei buoni di cuore,
Ed a tutti i suoi figli ella dona il suo amore.

Anacleta 5: Selvaggi
Costanti giungono in cerca della sua parola,
Sicuri che con la spada minacceranno la sua gola.

Rozzi non capiscono il fulcro della storia,
Che del loro destino essa già conosce la gloria.

Se sei destinato a regnare sovrano,
O a divenir ricco oltre ogni ragione;
Non saranno parole a eseguire il tuo piano,
Ma il destino nascosto dietro la sua opinione.

Futile è quindi allearsi alle bestie,
Futile sperare nella forza di molti.

Che se ella decide di benedirti,
Non sarà per gli atti che avanti porti.

Giungi con la speranza, ma senza certezze.
Impegnati a fondo, suda e fatica.
Agli altri pellegrini distribuisci carezze.
E scaccia via il male che le sue terre intrica.

Anacleta 6: Sulle predizioni
Mortali, speriamo di avere in mano il destino.
Stolti, ignoriamo quel che ci serba il destino.

Chiediamo aiuto a chi vede il futuro.
Speriamo ci grazi con un caso meno scuro.

Ma chi può sapere cosa dovrà venire?
Che anche gli dei sono tornati a dormire!

Sono quindi preti, sacerdoti o altri pazzi,
Che di ciò che verrà possono rivelare i pezzi?

C’è chi crede ancora nella magia,
Ma chi schiavizza uno spirito non vedrà mai la via.

C’è chi pensa ai cristalli, al potere mentale;
Ma senza il sapere, l’illuminazione poco vale.

Anche i più saggi che agli spiriti parlano;
Come posson dir giusto quel che essi gli cantano?

Da dove viene allora il futuro?
Ma questa domanda per noi non è più un muro.

Sappiamo del tempo impazzito e dei principi violati,
Sappiamo come gli dei li hanno incatenati.

Sappiamo che chi ha parlato con loro,
Dei più folli dei folli a infoltito il coro.

E’ forse questo il segreto della dama?
Poter ascoltare del tempo la trama…

Senza perdere il senno mortale,
Perché ella è già morta, e con lei nessuna regola vale!

Anacleta 7: Le mura di Saharelgard
Non ero un ladrone, né certo un brigante
Dai saggi io saggio venivo chiamato.
Ma all’interno di quel labirinto alienante
Dovetti affrontare un enigma intricato.

L’artiglio che va nel sigillo d’argento…
E poi riquadri d’alabastro…
Penso e ripenso, tento e ritento
E poi di ogni pezzo ritrovo l’incastro.

Allora mi chiama il cristallo lucente
La scala centrale io salgo spedito
Ma mosso un passo oltre il velo splendente
Da forze invisibili vengo assalito.

Nel buio si ergono due pilastri d’alabastro
Qualcuno è in attesa nella camera oscura.
La mano mi trema pensando al disastro…
So cosa sono i pilastri e provo paura.

Mi muovo nel buio e scopro allora
Che la speranza non è poi perduta
In sei fori i pilastri mancano ancora
Che di Saharel questa sia la caduta?

Anacleta 8: Viaggiatori tra le rovine
Del mio destino sono contento
Il saggio capisce della suo fortuna
Perché sfuggito da un mondo violento
Il mio compito svolgo senza lacuna.

Accolgo i passanti, i forti e gli stanchi
Che con la speranza riempiono il cuore
E tra i resti dei muri infranti
Ritrovan conforto, cibo e calore.

Se alcuni non amano la compagnia,
E creano campi lontani e silenti.
In tanti si uniscono in casa mia,
E restano qui felici e contenti.

Maheira ci chiama figlioli diletti,
Ci dona i frutti di terre irrigate.
E anche se Saharelgard ha i suoi difetti,
Per molti è il fulcro delle giornate.

Giunti in cerca di oro e fortuna,
O della parola della dama bianca,
Scopron le gioie della madre una,
E restano parte di una famiglia franca.

Anacleta 9: Di difensori e trucchi
Tante son le bestie selvagge e i malvagi
Accampati e nascosti qui, nei paraggi.

Ma ella ancora si è palesata,
Una giovinetta ha lasciato istruita.

Ed ella per mesi si unì alla famiglia,
E istruì gli altri contro ogni parapiglia.

Che cibo, trappole, trucchi e sotterfugi
Bastavan a tener i pericoli nei loro rifugi.

Quando tutto insegno lasciò questa casa
Ma non senza lacrime sulla pelle rosa.

Ed allora i segreti di Saharelgard custodiamo
Per viver sereni nel luogo che più amiamo.

Anacleta 10: La forma
Bianca, silente, umana, suadente
Forma di dama che conosce la trama.
Spirito antico, ma ancora potente
Che la sua casa più d’ogni cosa ama.

La luce riflette, ma anche attraversa.
Il buio domina, e l’ombra ammansice.
Su ogni suo tratto bellezza riversa,
Al suo cospetto il timore sparisce.

Perché non è un dio ad averla creata,
Ne la magia che ella ha domato.
Ma potere infinito l’ha generata,
E la verità sul Nomadion ella ha portato.

Testimone imperitura di tutti i tempi,
Riflette le menti di tutti i viventi.
Perché se mai c’è chi può darti l’attenti,
E Saharel, che tutti conosce gli eventi.

Anacleta 11: Sui cammini umani
La terra diviene fango dove essi passano
I loro stivali il mondo collassano.

Cercano sempre qualcosa di più,
Qualcosa di perso che non sai manco tu!

Non hanno il bisogno di avere uno scopo.
Affrontano tutto come fosse un gioco.

Quando conquistano quel che non sanno,
Cercano altro, altro che non hanno.

Fatto loro anche l’ultimo spillo,
Bramano cosa? Chissà chi può dirlo?

Non ho conosciuto mai specie più grama,
Della vana, invidiosa e spregevole specie umana!

Anacleta 12: Sulla natura del passato
Su ciò che la Dama disse meditai;
Ciò che lei vide fu invero il mio fato.
Il cammino è tortuoso ma più chiaro che mai;
Si conclude la cerca, ora sono appagato.

Ogni pietra riporto al suo posto antico,
E tutto com’era in passato ritorna.
La gelida luce del suo volto amico
Il mio operato coi suo raggi adorna.

Polvere e sudore sulla mia fronte,
Ella osserva; sulle pietre incido le rune.
Sul suolo rimangono le mie impronte
Del vecchio Impero scomparso tra le dune.

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