Nomadion Legends

1-10 Catene


...cercando di svelare i segreti del Dedalo, scopriranno misteri ben più oscuri.
Misteri celati nel buio che ognuno custodisce nel profondo della propria anima…


SESSIONE 12/13: ARTIGIANI NELLE PROFONDITA
Il gruppo tenta di estorcere qualche informazione allo sciamano Asho catturato, ma la creatura si rivela un folle, e ben presto le torture a cui lo sottopone il Paria lo portano alla morte.
I cercatori tornano a dormire nel cunicolo, ora sicuro.
Prima di rimettersi in marcia il Kasshak chiede l’attenzione del gruppo. Lo scostante shoon chiede allora scusa al resto della compagnia per il suo comportamento, spiegando di aver capito che è il momento di accantonare i propositi personali per collaborare e riuscire a togliersi dalla situazione in cui sono incappati. Stein sembra apprezzare il suo gesto, e anche Dimmu accetta le sue scuse, ma ricordandogli di stare ben attento a non insultatìre più i Draco Naga, o saranno le armi a parlare.
Decidono di agire con cautela e non affrontare direttamente il pericoloso Shakko, per ora. Pensano così di completare l’esplorazione delle grotte prima di decidere il da farsi. Stein propone di andare a cercare l’allevatore di cui gli aveva parlato il gigante Gur, così si dirigono nella parte nord della grotta centrale.
Intralciati dal fiume che li divide dal Campo di Lance, e nel quale hanno già avuto brutte esperienze, decidono di allestire un ponticello di fortuna per rendere più semplici gli spostamenti nella grotta. Dopo alcune ore di lavoro il ponte, costituito da legni di lance, arbusti e tratti di corda, è pronto e discretamente funzionante.
Visto il successo con il ponte, il Kasshak ritiene utile costruire una zattera per esplorare i laghi, in particolare l’isoletta presente nel lago della grotta est. Mentre il resto dei cercatori raggiunge il luogo in cui dovrebbe vivere l’allevatore, Dimitrov rimane nel Campo di Lance, dove il materiale per la sua zattera improvvisata non manca.
I cercatori si inoltrano in un largo passaggio a nord, infestato da una selva di piante simili a bambù, ma dai quali lunghi steli di foglie bluastre gli impediscono di avere una buona visuale di ciò che hanno intorno. Il passaggio culmina in un baratro di dieci metri. Il vuoto non viene notato da Doh’Kar’Than che cade di sotto con il Paria, mentre Stein viene tratta in salvo dalla caduta da Dimmu.
Il fosso sotto di loro è pieno di buchi sulla pietra, e proprio da essi inizia a sciamare un folto gruppo di creature chitinose simili per metà a grandissimi ragni, e per il resto a giganteschi scarafaggi corazzati. Doh’Kar’Than li riconosce come kruthik, pericolosi predatori delle profondità. Mentre il negromante e il suo compagno vengono letteralmente ricoperti dalle bestie che li mordono con le loro poderose mascelle, i cercatori rimasti in alto le bersagliano con tutto ciò che hanno a disposizione. Ma nemmeno loro sono al sicuro, i kruthi, infatti, sono provetti scalatori, e presto li raggiungono. Nel mentre, gli esemplari più grandi del branco iniziano ad espellere dalle loro schiene aculei velenosi grandi come dardi di balestra. Mentre combattono per la loro vita, Stein ha la brillante idea di chiamare a gran voce l’allevatore, sperando che tali creature siano sue bestie addomesticate. Dopo qualche altro scambio di colpi, e dopo che la maggior parte delle bestie sono cadute, un fischio proviene da un cunicolo a nord, e le bestie fuggono sottoterra a rintanarsi.
Giunge quindi l’allevatore, che si presenta come Vred. Costui è un vecchio barbaro dal corpo sfigurato da innumerevoli ferite. La sua pelle è segnata da vetusti tatuaggi che richiamano teste di corvo. Vred giunge accompagnato da tre kruthik di diverse stazze, ognuno dei quali segnato da pitture tribali di differente colore. Il barbaro risulta essere scostante e maleducato. Insulta i cercatori ad ogni loro frase, e li maltratta più che può. Ciononostante, dai suoi discorsi, il gruppo trae alcune buone informazioni. Scoprono che il solitario allevatore vuole vivere lontano da chiunque, ed ha trovato anni orsono questo posto. Capiscono che non ha grandi rapporti con gli ilok, ma che produce una salamoia con i krutik che macella, e che ogni tanto ne regalava un barile all’Auru Juku, ormai scomparso. Vred fa capire di non avere contatti con Shakko, ma di essere tormentato dal grasso Abbarok che vede in lui, per chissà quale motivo, un qualcosa di offensivo per il dio Zarza. Diventa palese l’astio che Vred ha per Abbarok, tale da fargli urlare ai quattro venti la voglia di dilaniare il corpo del capo ilok e darlo alle sue bestie.
Infastidito per i discorsi che gli ricordano il suo nemico, Vred caccia con astio i cercatori, i quali tornano indietro, verso il Campo di Lance. Qui trovano il Kasshak che ha accatastato e preparato molto materiale per costruire una zattera improvvisata.
Parlando del da farsi, il gruppo capisce che, dopo l’incontro con Zarza, inizia ad essere necessario reperire del cibo. Decidono così che il giorno dopo, mentre Dimmu e Dimitrov andranno in cerca di cibo, gli altri tenteranno di assemblare la zattera.
Allestiscono il campo con l’involto magico di Stein, la quale lo protegge con il suo rituale degli occhi dell’allarme.
Il provvidenziale arcano li mette in guardia quando, durante il riposo, un ilok degli Asho si avvicina al campo. Restando dall’altro lato del fiume, l’ilok lancia verso di loro un bolo di fango fumante. Il gruppo, ben preparato ad un assalto notturno, reagisce rapidamente. Il Kasshak impala l’ilok con un suo giavellotto, mentre Dimmu e Shar bersagliano il bolo che vola verso di lor, distruggendolo a mezz’aria. Dalla palla di fango distrutta cadono piccoli esseri verdi pallido simili a coccodrillini, mentre il fango fumante si scioglie nel fiume. I coccodrillini vengono trasportati dall’acqua, e i cercatori notano che più avanti, dal pelo del fiume, si palesa la probabile madre delle piccole bestie, un coccodrillo delle profondità dalle dimensioni ragguardevoli, che, fortunatamente, decide di non infastidire i cercatori.

La mattina si svegliano, e mentre i foraggiatori vanno in cerca di cibo, il resto del gruppo inizia ad assemblare la zattera.

  • A: Dimitrov va in cerca di selvaggina verso ovest…
  • B: Dimmu cerca cibo verso est…

Quando i cacciatori tornano con il cibo, Dimmu racconta di essere stato probabilmente assalito da Seagor Kairi, colui che, stando ai dischi di Dimitrov lo avrebbe tormentato con maledizioni e assalti. Spiega di aver visto cloni di se stesso ed essere stato ammantato da una nebbia bianca dove è stato assalito da un lupo enorme e dall’arma brandita dalla mano di un nagash. Spiega poi che, per ora, è inutile preoccuparsi di questa faccenda.
A giornata conclusa la zattera di fortuna è pronta. La trasportano fino alla fitta selva di piante grasse enormi a sud-est della grotta, dalla quale, il giorno dopo, progettano di spostarla fino alla grotta est per raggiungere l’isoletta nel lago.
Si accampano all’entrata di uno dei cunicoli che si dirigono ad est, ma mentre riposano, vengono assaliti da degli strani arbusti che, fuoriuscendo dal terreno, prendono bizzarre forme umanoidi. Gli esseri evocano viticci che stritolano i cercatori, ma le armi sembrano avere ragione del corpo legnoso degli esseri, i quali vengono ridotti a brandelli. Quando cadono distrutti, i cercatori notano le radici che si ritirano nel terreno. Gli occhi dell’allarme evocati da Stein continuano ad allertare il gruppo del pericolo nascosto sotto il terreno.
I cercatori decidono saggiamente di allontanarsi, e trovano riparo in un alta balconata di pietra naturale, raggiungibile con uno dei cunicoli che hanno esplorato precedentemente. Ipotizzano che Shakko abbia mandato contro di loro quegli esseri, simili a piccoli Kolak, e capiscono che l’alto strato di pietra su cui poggiano ora li proteggerà da tali esseri.
Riescono così a passare una notte tranquilla.

Grazie alla sapiente guida di Doh’Kar’Than, i cercatori riescono a portare la zattera fino alla grotta est, passando per alcuni cunicoli che il nimoine aveva ben memorizzato.
Giunti nella grotta, Dimmu decide di rimanere a guardia della zattera mentre gli altri vanno a perlustrare le sponde del lago per cercare un punto di costa che gli permetta di navigare il meno possibile per raggiungere l’isoletta centrale.
Il gruppo percorre la parte ovest della grotta, trovando una lingua di terra che si insinua di molto nel lago e che farebbe proprio al caso loro.
Il cammino a nord viene interrotto dallo scorrere di un placido fiume che si getta nel lago e che riescono a guadare con semplicità. La parte nord della grotta si rivela invasa da una flora sotterranea rigogliosa, simile ad una fitta giungla dai toni cupi. Scoprono che la grotta è molto più grande di quel che sembra, a nord, infatti, un baratro si apre su una zona melmosa dalla quale si innalza un odore acre di marcio. Capiscono di essere giunti nei pressi dei domini degli Asho, dove alcuni di loro avevano fatto, giorni prima, la sgradevole conoscenza di Shakko.
Gli occhi di Shar gli permettono di notare, ad un paio di chilometri di distanza nella palude, un’alta torre di legni. Una processione di fiaccole si dirige verso la torre. Quando tutte le fiaccole giungono sotto di essa, una fragorosa esplosione accende un fuoco all’interno della struttura, rendendola visibile anche agli altri cercatori. Canti tribali iniziano a risuonare nella grotta, e, lentamente, l’essenza stessa della palude inizia a rialzarsi dalla melma, andando a formare il corpo dell’immenso Kodar.
Shar capisce che il rito di evocazione dell’essere è, per loro fortuna, molto lento. Secondo una sua stima, l’essere non si sarà completamente rialzato prima di un paio d’ore. Decidono cosi di ridiscendere la costa del lago verso sud-est, e tornare alla più sicura sponda meridionale. Proseguono il loro cammino nella lussureggiante giungla sotterranea, solo per ritrovarsi di fronte ad un altro fiume che taglia la loro strada, ma questa volta il corso d’acqua è largo, profondo e impetuoso, e si getta nelle profondità della roccia che delimitano la grotta.
Intanto grossi tonfi simili a piccoli terremoti, fanno capire loro che il Kodar ha iniziato a muoversi. Presi dal panico iniziano una forsennata corsa verso nord per tornare indietro prima che l’enomre gigante di viticci giunga nella grotta per prendere d’assalto le colonne come ha fatto l’ultima volta che lo hanno visto.
Doh’Kar’Than guida bene il gruppo, e i cercatori non risentono della stanchezza di più di un ora di corsa tra la giungla. Purtroppo, la loro strada si incrocia proprio con i passi dell’enormità, forse attirata verso di loro dalla lanterna del nimoine.
La vicinanza dei passi del Kodar fa tremare la terra scaraventandoli continuamente proni. Con estremo terrore si rendono conto che l’essere deve averli notati. Odono le eco di una voce serpentina riecheggiare all’interno del corpo del mostro, particolare che suscita subito in loro molti dubbi, ma del quale non hanno il tempo di occuparsi.
Si dividono nascondendosi nella giungla, e Doh’Kar’Than spegne la sua luce ed evoca un pesante suono magico alle spalle del mostro. Incredibilmente l’essere mostra un acume inaspettato, e, incuriosito dai movimenti, decide di scuotere la terra nei paraggi, inserendo le radici che formano le sue enormi braccia nel terreno e provocando un vero e proprio terremoto.
I cercatori restano sotterrati dallo smottamento, ma, fortunatamente, nessuno viene scoperto. Restano immobili per lunghi, terribili istanti, finché le eco della voce serpentina non risuonano nel Kodar per l’ennesima volta. L’essere allora si volta ed inizia il suo lavoro di distruzione della colonna a nord del lago, l’unica che ancora emette leggeri bagliori di magia.
Grazie alla vista di Shar e alla sua guida, il gruppo riesce a riunirsi, ma i rumori dello stridore delle radici contro la pietra magica rende loro impossibile udirsi. Scappano dal pericolo tornando da Dimmu e rifugiandosi in un cunicolo finché il Kodar è a lavoro.
Discorrendo di quello che hanno veduto capiscono che probabilmente una gran parte degli Asho lascia il villaggio per un lungo periodo, occupati nell’evocazione del Kodar dalla torre. Pensano che sicuramente anche Shakko li segua, e Stein propone allora di sfruttare questa situazione prendendo d’assalto il loro villaggio quando non sono presenti lo sciamano ed il suo seguito. L’infame bardo presume che uccidendo donne e bambini, Shakko sarebbe costretto, sopratutto dopo non essere riuscito ad ucciderli per ben tre volte, a sfidarli apertamente.
Gli altri valutano l’idea, mentre parlano anche delle eco della voce nel Kodar. I più avezzi in materie arcane presumono che la stessa volontà di Shakko si trasferisca nel Kodar quando esso è in movimento, e pensano che sarebbe il momento ideale per assassinarlo, visto che il suo corpo si troverebbe totalmente indifeso all’interno della torre.
Con queste nuove conoscenze in mano, i cercatori iniziano a vedere dei spiragli per riuscire nel loro compito di assassini.
Dimitrov propone poi un piano per liberarsi degli orrori uncinati che infestano la struttura della grotta est, spiegando che potrebbero costruire una trappola volta ad abbattere almeno una delle bestie. Anche se il gruppo ritiene l’idea realizzabile, si rendono conto che è meglio, per ora, focalizzarsi su una singola attività, e, visto che hanno speso due giorni per costruire la zattera, consigliano prima di esplorare l’isoletta.
Tornano alla balconata di pietra per riposare, rendendosi conto di aver scoperto un luogo perfetto per accamparsi indisturbati ed avere un ottima visuale sulla grotta sottostante.

Una volta svegli i cercatori tornano nella grotta est, dove hanno lasciato nascosta la zattera. Tutti si rendono conto di come particolari del terreno intorno all’imbarcazione siano cambiati, e rispondono prontamente all’ennesimo assalto di un gruppo di infami Asho.
Notando tra loro uno sciamano, decidono di doverlo eliminare velocemente, viste le incredibili capacità mostrate dall’ultimo sciamano Asho che hanno affrontato. Dimitrov decapita il malcapitato dopo pochi scambi di colpi, ma un sottoposto dello sciamano si getta sul cadavere del suo compagno, e lo trafigge al cuore con un pugnale d’osso sormontato da un teschio.
Il teschio inizia ad emanare un fumo verdastro, e dalla terra eruttano radici che consumano il corpo del malcapitato sciamano, trasformandosi poi in uno dei terribili esseri umanoidi di radici che hanno affrontato un paio di sere prima.
I cercatori sembrano essere preparati alla sfida, e riescono a portare caos tra le file dei selvaggi ilok, fino ad ucciderli tutti, incluso lo strano essere di viticci. Una volta distrutto, le radici che lo hanno formato si ritirano velocemente nel terreno…

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