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Nomadion Legends

1-09 Catene


...cercando di svelare i segreti del Dedalo, scopriranno misteri ben più oscuri.
Misteri celati nel buio che ognuno custodisce nel profondo della propria anima…


SESSIONE 11: GIGANTI GOLOSI
Dopo essersi resi contro che il malvagio Shakko controlla le loro azioni e, probabilmente, li ha ascoltati mentre discutevano di come ucciderlo, la situazione per i cercatori si complica.
Discutono a lungo sul da farsi senza raggiungere una decisione unanime. Nel mentre Dimmu insiste per affrontare a testa bassa il folle sciamano e poi farla pagare anche ad Abbarok.
Stein è invece convinta che, con il giusto rituale, potrebbero parlare con il corpo del defunto Auru per ottenere informazioni utili o forse anche le sue ultime volontà, ma gli altri cercatori non apprezzano l’idea.
Ripensando alle parole dell’anziano Seku e di come li ha messi a conoscenza delle leggi degli ilok per le sfide sul Campo di Sangue, il gruppo si rende conto che il saggio ha dato loro un consiglio celato nelle sue parole. Dopo aver spiegato le leggi ilok, infatti, ha aggiunto la frase: ”...IO non vi aiuterò mai andando contro il mio futuro Auru… IO rispetto le leggi Ilok!”. Con questo consiglio in mente, infine, i cercatori decidono di cercare qualche abitante delle Cisterne che possa aiutarli.
Non avendo altre alternative, scelgono infine di tentare un approccio amichevole verso l’enorme gigante di pietra che Shar aveva visto pescare nel lago nord durante il primo giorno di esplorazione.
Si avventurano verso nord, proseguendo sulla lingua di terra che divide due dei grandi laghi della grotta. Si trovano si fronte ad un fiume che li mette in comunicazione, e riescono a superarlo con una certa difficoltà. Stein, vedendo gli amici in difficoltà, decide di mettersi a cantare una filastrocca che per aiutarli nel processo (attirando su di se lo sguardo d’odio del Kasshak).
Quando tutti hanno superato il corso d’acqua, da buio una voce bassa e gracchiante inizia a seguire il canto di Stein. Appaiono poi occhi di fiamma purpurea, accompagnati da fauci oscure che si avvicinano al gruppo. Con loro estremo orrore, un enorme e sinuoso collo porta all’interno della loro luce la testa di drago del famigerato Zarza.
I cercatori tremano di fronte al titanico drago delle profondità, ma costui si rivela infine una blanda minaccia. Zarza pretende tutto il loro cibo, e annuncia a coloro che glielo forniscono che sono benvoluti nel suo dominio, almeno finché porteranno cibo nel suo tempio, posto sulla sponda ovest del lago. Discutendo col drago capiscono che costui è nulla di più di un placido goloso, il quale chiede loro di portargli o cucinargli qualsiasi cibo esotico e non reperibile nelle Cisterne. Dai discorsi di Zarza poi, capiscono che egli ama il miele prodotto dagli Aggarak, che vorrebbe mettere le fauci sui pesci che il gigante Gur pesca nel lago a nord ma che protegge avidamente, e sulle deliziose lumache che gli Asho utilizzano per pescare.
Mentre parlano, Zarza percepisce un odore familiare su Dimmu, Doh’Kar’Than e il Paria, e, dopo averli leccati, li riconosce quali cavalieri del drago Darklang, figlio del vetusto drago Korbagan che lui sostiene di conoscere. Chiede alcune informazioni sul giovane Darklang, e dopo che Doh’Kar’Than gli riferisce che il draghetto è ora signore dell’antico ghiacciaio che si trova nelle profondità del sottosuolo a nord del Dedalo, Zarza fa ai cercatori una proposta: il drago propone ai cercatori di portargli un lauto pasto formato dai cibi che tanto anela, se lo faranno li nominerà suoi cavalieri. Spiega loro che essere cavalieri li porterà, nella gerarchia delle Cisterne (o almeno nella gerarchia che egli ha in testa) al di sopra del gigante Gur e del prete Abbarok (che il drago, a quanto pare, ritiene un povero stolto).
Dopo aver, per l’ennesima volta, ricordato ai cercatori di portargli cibo, Zarza torna ad inabissarsi nel suo lago, e Shar riesce a notare il flaccido ed obeso corpo del sauro, il quale, secondo una sua valutazione, è ingrassato a tal punto da non poter lasciare le acque del lago.
In un primo momento il gruppo inizia a domandarsi se con le loro capacità di procacciare cibo possano riuscire a creare un lauto pasto per il drago. Ma dopo alcuni ridicoli tentativi di pesca da parte di Stein, e dei goffi tentativi di caccia da parte del Kasshak e Dimmu, limitati nelle azioni dall’impossibilità di vedere al buio, capiscono che per raccogliere abbastanza cibo da sfamare il goloso essere sarebbe necessaria un’eternità.
Decidono di riprendere la strada che li porterà dal gigante, il quale, magari, potrebbe offrirgli dei pesci per il drago.
Dopo qualche tempo, riescono a giungere di fronte ad una parete alta 30 metri. Shar è convinto che il gigante si celi sulla sua sommità, e la sua teoria trova conferma quando la cavernosa voce dell’essere li raggiunge dall’alto. Notando la loro luce, il gigante incuriosito li raggiunge scendendo con facilità la parete.
Alto quasi 6 metri, il corpo simile alla viva pietra, e coperto da muschi e flora locale, il gigante si presenta, parlando un buon miridio, come Gur.


Il gigante è inizialmente allarmato dalla presenza dei nuovi venuti, credendo che siano giunti fin li per prendere i suoi pesci o che siano amici di Shakko per cui nutre una certa antipatia. Messo in chiaro che non sono giunti da lui per i pesci (capendo il pericoloso attaccamento morboso del gigante per i frutti della sua pesca), i cercatori spiegano a Gur di essere nemici di Shakko, oltre a metterlo al corrente che lo sciamano folle vuole distruggere le colonne nei laghi e con esse la grotta in cui si trovano. Gur spiega loro che, anche se non ama Shakko, egli non può credere senza prova alcuna alle loro parole, e, anche se ci credesse, egli rifiuta la violenza, tipico tratto dei suoi simili, dai quali si è allontanato tantissimi anni prima per vivere una tranquilla vita ritirata sotto la montagna. Gur spiega anche che i passaggi che lo hanno portato fin li sono da tempo scomparsi, e che non esistono attualmente sentieri abbastanza grandi per permettergli di andare a vedere le altre grotte ed i movimenti di Shakko e dei suoi ilok.
Ciononostante, Gur spiega al gruppo che le colonne, o almeno la magia che le permea, sono per lui essenziali. Infatti, molti anni prima, il gigante soffriva di tremendi dolori alla schiena, tali da non potersi quasi più muovere. Un viaggiatore divenuto poi suo amico, un alchimista di nome Morclar, aveva allora iscritto delle rune del tutto simili sulla schiena del gigante. Le rune, rispondendo al potere delle colonne, hanno permesso al gigante di vivere una vita normale. Purtroppo, spiega Gur, ultimamente il potere delle colonne sembra affievolirsi, ed i dolori stanno tornando. Se Shakko fosse il colpevole di tutto ciò, Gur potrebbe tentare di fermarlo, a patto di riuscire a raggiungerlo.
I cercatori fanno qualche domanda su questo Morclar, e dal racconto di Gur capiscono che il gigante vive nelle Cisterne da un lunghissimo tempo, tanto che quando vi giunse conobbe i monaci di Sette e incontro Zarza che era un drago non più lungo di qualche metro.
Gur spiega loro che Morclar era un alchimista giunto in quel luogo alla ricerca di una cisterna segreta, che i costruttori dell’apparato magico avevano posto in qualche punto. Egli sembrava anelare il liquido che essa poteva produrre. Morclar, a parere di Gur, giunse nelle Cisterne dopo che i monaci di Sette smisero di farsi vedere nei paraggi. Fu ospite del gigante per qualche tempo, per poi sparire durante le sue ricerche senza più tornare. Gur riconosce poi il simbolo sul mantello magico recuperato dai cercatori come un simbolo che Morclar indossava sui suoi abiti.
Tra i discorsi sul suo vecchio amico, Gur sostiene che l’alchimista possedesse delle fantastiche pozioni che, se versate a terra, producevano esseri servitori del tutto simili a Doh’Kar’Than, tanto da arrivare a chiedergli se per caso lui stesso non sia una pozione!
Infine Gur mette al corrente i cercatori che nelle vicinanze abita un barbaro uttaran di nome Vred, il quale alleva nel sottosuolo strani esserini chitinosi, ma che ama la solitudine e si fa vedere ben poco in giro.
Il gigante, allietato dall’aver potuto discorrere con facce nuove, li saluta amichevolmente.
I cercatori sentono di non aver concluso molto, nonostante le tante informazioni ottenute. Sotto pressione da parte di Dimmu, allora, decidono di accamparsi in uno dei cunicoli che potrebbe riportarli nelle terre deli Asho per affrontare Shakko.
Stein, prima che i compagni si mettano a dormire, esegue previdentemente un rituale che pone delle sentinelle invisibili intorno al campo. Questa mossa saggia permette ai cercatori di farsi trovare pronti durante la notte, quando un gruppo di ilok Asho armati fino ai denti li assale.
Sfruttando le peculiarità del cunicolo, il gruppo riesce ad avere ragione dei folli assalitori, uccidendoli tutti tranne uno sciamano dallo sguardo invasato che tengono in vita per poterlo interrogare…

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