Nomadion Legends

Capitolo 1-04: Catene


...cercando di svelare i segreti del Dedalo, scopriranno misteri ben più oscuri.
Misteri celati nel buio che ognuno custodisce nel profondo della propria anima…


SESSIONE 5: RACCONTI DI GUERRA
Il gruppo discute degli scritti che hanno appena letto e che, in un modo o nell’altro, sembrano parlare dei loro futuri.
Dimmu rivela agli altri quel che gli successe in gioventù e che lo ha portato adesso ad essere un esule. Egli spiega che mentre combatteva nell’Orda, l’immensa onda barbarica Nagash che da centinaia di anni devasta il nord delle terre degli Ohot, era riuscito a radunare sotto di se un gran numero di barbari, trasformando questi rozzi e furiosi individui in un vero e proprio esercito. Per anni Dimmu ha guidato come generale l’esercito che aveva costituito, conseguendo innumerevoli vittorie, e mettendo in difficoltà i loro acerrimi nemici. Tutto però cambiò quando dopo un loro successo riuscirono a liberare un eroe Nagash che da anni era tenuto prigioniero, il barbaro Akazo. Questo leggendario guerriero divenne ben presto un capitano dell’esercito, ma i suoi modi erano quelli di un barbaro di altri tempi, e riusci a crearsi un seguito di giovani pazzi che non volevano sottostare alle leggi dell’esercito di Dimmu. La loro presenza rovinò molto del lavoro fatto da Dimmu e dai suoi capitani per inculcare tattica e ragione nelle menti dei folli barbari, e venne il giorno in cui il generale decise di affrontare Akazo per debellare la sua minaccia. In una radura si affrontarono, soli e non visti, ma Akazo si rivelo per quello che era veramente: un portatore della benedizione della Bestia di Pietra, uno dei nefasti doni dei Draco Naga. Akazo si trasformo in una sorta di bestiale dragone grigio, e portò quasi alla morte Dimmu, ciononostante egli riusci ad uccidere il mostro, ma nel farlo fu costretto a cibarsi della sua carne per sopravvivere, e contrasse così la “benedizione” della Bestia di Pietra.
Dimmu racconta che si ricorda ben poco di ciò che seguì, ma con certezza può affermare di essersi trasformato in una bestia sanguinaria che uccise molti suoi commilitoni.
La sua furia venne sedata con un rituale da una sua maestra di gioventù, Zetam Kairi, la quale si sacrificò per fermare la sua furia e rinchiuderlo in una prigione temporanea dove non potesse nuocere a nessuno. La sciamana, almeno stando agli scritti del disco riguardanti Dimmu, era la madre di questo Seagor Kairi, un individuo che nel futuro dovrebbe operare contro il nagash maledetto.
Dimmu conclude spiegando che negli anni seguenti la sua fame venne sedata grazie alle arti di Doh’Kar’Than, e che successivamente venne ordinato paladino dei Draco Naga, partendo poi come esule alla ricerca di risposte sulla Bestia di Pietra e sulla sua insana fame di carne vivente.
Dimitrov, sentendo la storia del nagash, inizia a sostenere che Dimmu è stato colto dalla stessa benedizione che Veshn a posto su di lui, la capacità di alimentarsi della carne dei nemici per non morire. Il Kasshak cerca di convincere Dimmu, senza alcun successo, che solo votandosi a Veshn potrebbe godere a pieno della benedizione.
Continuando a discutere sugli scritti, che più che profezie sembrano parti di testi provenienti dal futuro, la maggior parte dei cercatori non può che ammettere che se quello che è scritto sui dischi si realizzasse, avrebbero conseguito gran parte delle loro mire. Ciononostante, Halsifon sembra titubante su quanto ha letto, e quando Dimitrov se ne accorge lo assale verbalmente ricordandogli che il Kasshak non si è cibato delle sue carni solo grazie a quegli scritti, e che doveva convincersi che seguirli era la giusta via di agire. Anche Dimmu non sembra gradire quel che, secondo gli scritti, succede a Seagor Kairi, tanto da affermare inizialmente di voler ostacolare quella visione del futuro. Sentendo queste parole, Dimitrov si inalbera ancor di più, e allora dice chiaramente ciò che pensa: lo shoon è convinto che trovando i fautori di quegli scritti, primo tra tutti Kostoglotov, ognuno di loro potrà capire di più di quel che potrebbero essi rappresentare. Promette allora a tutti i presenti al tavolo che sarà loro compagno e li aiuterà in tutti i modi finché cercheranno di scovare gli scrittori dei dischi.
A Dimmu la proposta sembra ragionevole e accetta ben volentieri l’aiuto promesso dal Kasshak.
I cercatori poi discutono dello strano messaggio apparso sulla scatola di Shar, e si chiedano cosa voglia dire. Il duhul chiede spiegazioni a Dimmu inerentemente alla Prigione della Memoria, perchè sembra che il nagash ne sappia qualcosa. Il paladino spiega che con quel nome gli Ohot chiamano un luogo di prigionia che a quanto pare è disperso da qualche parte in cielo, e dentro il quale sembra sia incatenato un rappresentante dei Draco Naga, un essere molto potente il cui nome Dimmu non ha ben compreso, ma che suona come Teocristius o giù di li.
I cercatori comprendono che per ora è prematuro porsi troppe domande, e che il passo migliore per procedere è scovare Kostoglotov.
Prima di accomiatarsi, il silente Doh’Kar’Than prende la parola, spiegando agli altri di aver scoperto varie informazioni sulla maledizione che ha colpito, tramite Terrlen, alcuni di loro. Tale malia è detta la “Maledizione della Furia”, e viene creata sacrificando molte bestie in un luogo da proteggere. In questo luogo si manifesterà uno spirito primevo e bestiale che corrompe gli animi degli invasori tentando di tramutarli in bestie fameliche che si sbraneranno a vicenda. L’unico modo per far cessare la maledizione su tutti gli infetti, secondo Doh’Kar’Than, è distruggere lo spirito primevo. Infine il nimoine psiega che anche se l’indossare argento o metalli simili può permettere di resistere meglio agli effetti della malia.
I cercatori decidono allora, che dopo una notte di meritato riposo, andranno alla ricerca di questo spirito nelle Dimore del Silenzio.

Il giorno seguente il gruppo si reca prima da Phaledra, la sacerdotessa di Sette che si prende cura della Cappella della Luce Nascosta nel salone, onde ricevere informazioni sulle catacombe che ospitano gli antichi monaci della dea. Costei, sentendo della maledizione a cui sono afflitti, spiega che tale malia proviene da alcune prove a cui venivano un tempo sottoposti gli accoliti della dea, e a cui dovevano far fronte proprio nelle tombe dei propri maestri. Se i cercatori vogliono liberarsi della maledizione dovranno affrontare tali prove nelle Dimore del Silenzio, scoprendo dove si trova lo spirito che li ha maledetti. Ciononostante, spiega la sacerdotessa, per fare questo dovrebbero portare con loro un antico oggetto che i sacerdoti del Dedalo consegnavano agli accoliti, e il quale permetteva di vedere oltre il velo del mondo mortale, così da poter affrontare e interagire con gli spiriti delle catacombe. Phaledra spiega di avere uno di questi oggetti, ma di non essere disposta a consegnarlo loro. Ciononostante potrebbe vergare una pergamena contenente un rituale dagli effetti simili se il gruppo gli portasse gli olii sacri di cui necessita, a patto che, una volta tornati dalle catacombe, gli raccontino a cosa si sono trovati dinanzi.
I cercatori vanno così a comperare quanto necessario per la pergamena e lo consegnano alla sacerdotessa. Mentre attendono che Phaledra scriva il rituale, si recano alla ricerca di Walt Mantobruno, il balbettante e anziano cercatore, il quale li ha più e più volte spinti ad esplorare le Dimore del Silenzio. Il vecchio, odendo i propositi del gruppo, spiega loro la strada migliore per raggiungere le catacombe in maniera sicura. Spiega poi che, quando saranno sulla strada del ritorno, non dovranno assolutamente prendere i passaggi che li hanno portati alle dimore, ma dovranno prendere la strada secondaria che passa per le Cisterne. Il vecchio arlandi spiega infatti che, chi lascia le Dimore del Silenzio, viene sovente seguito da spiriti malevoli che potrebbero nuocergli, e che l’unico modo per lasciarseli alle spalle è passare per le Cisterne, luogo sgradito a tali spiriti.
Dopo l’ora di pranzo, il gruppo si reca all’appuntamento con Phaledra per ritirare la pergamena…

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