Nomadion Legends

Capitolo 1-02: Catene


...cercando di svelare i segreti del Dedalo, scopriranno misteri ben più oscuri.
Misteri celati nel buio che ognuno custodisce nel profondo della propria anima…


SESSIONE 3: OCCHI E MALEDIZIONI
Il gruppo non riesce ad estorcere molte informazioni al malmesso barbaro prigioniero, se non che il suo capo, Karrand, alloggia nelle camere interne della struttura. Dimmu, senza dimostrare alcuna pietà, uccide il barbaro del serpente.
Addentrandosi nelle sale dela Camera degli Occhi il gruppo si imbatte in due figuri che corrispondono alla descrizione delle creature che nel Salone di Sette vengono indicati come nani. I due tozzi umanoidi barbuti dalla pelle grigia si dimostrano immediatamente ostili, e urlano cercando l’aiuto dei barbari del serpente.
In breve tempo si uniscono alla mischia uno sciamano del serpente vestito di una particolare armatura di pelle d’ofide, nonché l’enorme capo barbaro Karrand. Il combattimento prosegue finché i due barbari ed un nano superstite si ritirano nella slal principale della Camera degli Occhi, quella che un tempo doveva fungere da santuario di un qualche antico dio, e che oggi, invece, i barbari usano come prigione per gli schiavi e altare per il loro blasfemo dio, Than.
Nella vasta sala le forze nemiche vengono rimpolpate da alcuni arceri, nonché da un enorme lupo nero che Karrand sguinzaglia contro i cercatori.
Il furtivo Shar, grazie anche alla protezione fornita dallo strano figuro che segue sempre Doh’Kar’Than, riesce ad abbattere il capo barbaro. Vedendo il loro capo cadere, gli altri barbari, incluso lo sciamano, scappano da un passaggio segreto, lasciando uno dei nani, ormai spacciato, in balia degli spiriti evocati da Doh’Kar’Than.


Stein prega il poderoso Dimmu, occupato a tenere a bada l’enorme lupo nero, di non uccidere la bestia, perché se assoggettata e addestrata, potrebbe essere una grande risorsa per il gruppo. Il gigantesco nagash riesce a sottomettere la bestia con uno sfoggio di terribile forza fisica, dopodiché, donandogli un po di cibo, Stein riesce a calmarlo, tanto che poco dopo riusciranno a riportarlo nel Salone di Sette per affidarlo alle cure di Bersk il carroziere.
Mentre riprendono fiato, alcuni barbari si palesano repentinamente, chiudendo il gruppo nel salone del santuario e fuggendo così nel Dedalo.
Il gruppo non si preoccupa subito dei fuggitivi, e Shar ed Halsifon si occupano di controllare a menadito le camere ormai libere dai loro occupanti. I due trovano alcune ricchezze accumulate dai barbari, probabilmente sottratte a mercanti rapiti sulla strada che porta al salone. Halsifon rinviene poi tracce del passaggio del gruppo di schiavi che sia lui che il Kasshak stanno inseguendo da tempo. Scopre con sorpresa che il signore degli schiavi, Dahol Beherit, e le sue guardie del corpo, erano divenuti, ironicamente, a oro volta schiavi dei barbari del serpente, e che avevano trovato la morte in quel salone come prelibato pasto del lupo nero di _ Karrand_.
Ma la scoperta più importante fatta dal duo è una missiva vergata in un linguaggio miridio stentato, la quale recita “Io, Murkelmor Grimmer, mando 1000 Pezzi dei mercanti Miridian in pagamento di 20 schiavi”. Il gruppo capisce così che gli schiavi devono attualmente essere in mano ai nani del clan Grimmer, dei quali sanno poco, se non che probabilmente risiedono nella Rocca Cornuta, e che hanno una piccola stazione commerciale nel Salone di Sette, gestita da una nana chiamata Kedhira.
Il Kasshak annuncia con fierezza che il gruppo ha appena conquistato la sua prima roccaforte, dopodiché, i cercatori, concordano nel seguire, con l’aiuto di Doh’Kar’Than, le tracce dei barbari fuggiti.
Il loro pedinamento li riporta nel Salone di Sette, dove sembra che tutti si siano tappati nei propri alloggi, mentre il gruppo di barbari del serpente pare abbia deciso di portare scompiglio nella sala mercantile. Il gruppo assiste all’apparizione del Magistratum Miridian del salone, il quale, con un semplice gesto, vaporizza l’intero gruppo di barbari, per poi sparire come era giunto tramite il cerchio magico posto sotto la grande statua di Sette.
Quando la situazione sembra essersi calmata, e gli abitanti del salone tornano alla loro routine, il gruppo decide di andare immediatamente ad interrogare Kedhira Grimmer, e si presentano a lei come dei messi di Murkelmor. La rozza nana però non abbocca ai loro raggiri e li caccia via prepotentemente.
Nel mentre, Stein fa la conoscenza del lurido mendicante Sciarrier, il quale per poche monete promette di rivelargli i segreti del salone. La barda allora gli consegna qualche spicciolo chiedendogli di indagare su un fatto che lo steso mendicante gli aveva accennato, la voce che parla di un abitante delle colombaie che sembra passare il suo tempo a chiacchierare con esseri invisibili che squittiscono. Sciarrier promette di trovare le informazioni che gli sono state richieste in pochi giorni.
Prima di potersi finalmente coricare, il gruppo finisce nelle mire del disonesto Bruges, il quale prova a estorcergli del denaro inventandosi leggi inesistenti. Il gruppo riesce a superare la questione senza passare alle vie di fatto, e persino Mastro Orontor li esorta a non fidarsi dele guardie del salone.

Il giorno seguente il gruppo decide di investire il denaro di cui sono entrati in possesso. Ognuno fa i suoi acquisti, mentre Halsifon e Stein parlano di quello che è accaduto nella Camera degli Occhi a Mastro Orontor. Costi decide quindi potersi fidare anche del resto del gruppo per occuparsi della misteriosa sparizione del suo compagno Paldemar. Inoltre, il doganiere Miridian, saputo che il gruppo si è occupato del barbaro Karrand, consegna loro una taglia che pendeva sulla sua testa di ben 800 pezzi, ringraziandoli del lavoro svolto.
Il gruppo chiede allora a Orontor di raccogliere per loro alcune informazioni su da Kedhira inerentemente alla Rocca Cornuta, al clan Grimmer e agli schiavi che hanno recentemente acquistato. Il Miridian esorta allora i cercatori a ricontattarlo dopo alcuni giorni.

Il gruppo decide di non attendere mani in mano le notizie di Orontor, e decidono così di dirigersi verso la Torre del Tuono, dove pensano di poter rinvenire qualcosa di utile, magari una delle famigerate Maschere di Sette.
Si accordano con Terrlen, la guida, il quale decide di scortarli a pagamento.
Dopo un lungo e periglioso cammino nel Dedalo, il gruppo decide di riposarsi mentre la guida si allontana per cercare il sentiero migliore per proseguire.
Improvvisamente, i cercatori vengono travolti dalla furia di un Terrlen trasformato in na versione enorme e ferina di se stesso. Stein capisce che l’expire si trova sotto l’influsso di un maleficio, e che il contatto con qualche oggetto d’argento potrebbe sedarlo. Il gruppo riesce a domare la maledizione e a far rinvenire Terrlen, il quale li ringrazia e li mette al corrente del fatto che da ormai molte decadi, da quando un giorno si perse nelle Dimore del Silenzio, continua ad avere incubi dove sbrana i suoi clienti. Capendo che probabilmente non erano incubi, l’affranta guida chiede al gruppo di ritornare velocemente al salone, dove sembra che la maledizione non abbia effetto sul suo essere.
Purtroppo, il gruppo capisce che la maledizione contratta da Terrlen sembra viaggiare tramite il suo morso, e Stein, Dimmu, Shar, nonché il servitore di Doh’Kar’Than, si ritrovano infettati.
Rendendosi conto che se tutti i maledetti impazzisero contemporaneamente finirebbero per uccidersi a vicenda, iniziano una marcia forzata verso il Salone di Sette.
Per potersi sbrigare, però, il gruppo non tenta minimamente di nascondere la propria presenza nei cunicoli del Dedalo, e ben presto capiscono di essere inseguiti da una moltitudine di esseri che ridono grottescamente.
Giunti ad una serie di passaggi ad arco, dozzine di occhi rossi e demoniaci scrutano il gruppo, scossi da malevole risate. E mentre gli assalitori avanzano dal buio, il gruppo si prepara ad una dura battaglia.

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